Una vita da matto vestito da dottore



di GIOVANNI RISSONE





La presentazione del giornalista Daniele Cerrato (RAI):




"Una vita da matto vestito da dottore".

Dopo una trentina d'anni passati a raccontare le storie degli altri attraverso cronaca e scienza un'idea sui matti me la sono fatta.

Gente che si lascia cullare fuori dal tempo e a volte si fa anche buttare fuori dal tempo degli altri, gente che si fa scivolare addosso una gran quantità di dolore e se lo adatta come fosse un vestito.
Poi credono, con quello, di averci addosso una corazza.
E qui, solo qui, il matto diventa un po' scemo.
Ma se supera quella fase e comprende che solo se ha i soldi potrà andare dallo psicanalista e sentirsi "corazzato", come succede a tutti i ricchi anche quelli savi, allora è fatta.
Va da uno psichiatra e si mette a fare, appunto, il "matto". Il povero diavolo non sa che dall'altra parte del tavolo, dentro quel camice c'è quasi sempre un collega di follia.
Più lucido e controllato, mani e dita curate che disegnano cerchi in cielo mentre parla, o rimbalzano i polpastrelli mentre ascoltano o ancora, e qui vuol dire che è grave, si chiudono a preghiera laica. In fondo se il matto credesse in Dio andrebbe a confessarsi, senza spendere i soldi da uno psicanalista o senza frequentare servizi sociali collezionando bolli e assoluzioni da ticket.

Quando 26 anni fa incontrai Gianni Rissone credevo di aver capito che i matti erano quelli strani e poi c'erano gli altri "normali". Gianni parlava a getto continuo, pesava più di 100 chili e ogni tanto si rivolgeva al Signore con pensieri non così alti…

Poi tirava fuori dalle brache un lembo di camicia, si puliva gli occhiali e continuava lo show.

In realtà eravamo in tre a quell'epoca, uno psichiatra con visioni di buona sanità ricorrente, un dentista con i soldi (e qualche fi do di troppo) e un giornalista con poco tempo libero e maniacale curioso.

Poi il dentista i soldi si è messo a farli sul serio e con grande qualità, il dottore ha smesso di trattare matti e ha cercato di contagiare tutta la salute possibile ed io ho continuato a raccontare storie altrui cercandoci dentro anche un po' la mia.

Rissone una volta sola ha provato a fare il medico "che guadagna", lo psichiatra privato.
Al primo paziente invece di chiedere la parcella ha allungato 50.000 lire ammettendo: "Non aveva niente, solo non sapeva come fare la spesa".

In piccolo questo libro racconta una storia di sanità – anzi salute – eccezionale.
Quella di un basagliano alle grandi manovre in un Paese che non si è ancora deciso se andare tutto quanto in galera o portarsi dalle parti del Paradiso in attesa di una qualche svendita.

Nel frattempo, e questa è la "sinossi" di una possibile prefazione vera, quello che ci aspetta è la storia di un matto per la cui camicia di forza ho prescritto un libro da scrivere.
Perché è ora che si racconti di lupi e stanze piene di buio, di ladri e sognatori, gente per bene e truffaldina che girano famelici intorno al matto solo perché lui è, in assoluto, il più forte.


                                                                                                Daniele Cerrato